giovedì 23 settembre 2010

Stoned revolution!

In un passato non troppo lontano da noi, negli anni '90 ci fu un tuffo nei mitici seventies grazie ad un filone rock forse un po’ troppo oscurato dal grunge: lo stoner rock, a metà strada fra doom, psichedelia e cosmic rock.


Tale etichetta è un po’ fuorviante, e per due motivi. Il primo è dovuto al fatto che ben prima che la stampa (ammalata delle categorie) affibbiasse tale terminologia, molti gruppi della scena avevano già dato prova di se: Kyuss e Monster Magnet ne sono una prova. Il secondo è che, un po’ come per il reggae (che però ci mette del suo) si fa facile associazione tra musica e droghe (stoned sta per sballato). E ce lo dicono anche i Fu Manchu, altra colonna portante del filone:
“noi non cantiamo mai di spinelli e roba simile! L’errore più grave che possono fare i giornalisti è definirci hippy! Non vogliamo avere nulla a che fare con quell’accozzaglia di rincoglioniti nullafacenti”. 
Detto questo possiamo prendere il filone e provare a dividerlo in due parti (o cazzo, ci sto cascando anche io…). Kyuss e Monster Magnet, citati poche righe fa, provenienti dagli states, rappresentano certamente il versante più lisergico e “colorato”. I loro capolavori sono rispettivamente “Blues for the red sun” (nell’immagine l’interno del libretto del cd) e “Wecolme to Sky Valley” per i primi e “Superjudge” e “Dopes to infinity” per i secondi.







I Cathedral, invece, provenienti dall’antica terra d’Albione (Inghilterra) hanno dovuto maturare un percorso artistico che doveva assimilare la lezione del doom metal più lento, oscuro e sulfureo (Candlemass, Pentagram e Black Sabbath più infernali) prima ancora che quella dei nostri stoner rockers americani (fatta a colpi di Blue Cheer, Mc5, Stooges e i Black Sabbath più sballoni). Proviamo un po’ la differenza tra il loro debut “Forest of equilibrium” e i lavori successivi.





Tuttavia è oltreoceano che vediamo gli sviluppi che danno un po’ più di concretezza all’abusato termine stoner. Ad iniziare da ciò che è venuto dopo l’esplosione della supernova Kyuss: gli Slo Burn e gli Unida (con alla voce John Garcia), i già citati Fu Manchu (con Brant Bjork alla batteria), i Queens of the Stone Age (con Josh Homme alla voce e alla chitarra e Nick Oliveri al basso), i Mondo Generator (con Bjork e Oliveri). Senza dimenticare le Desert Sessions, jam sessions molto calde e acide incise al Rancho de la Luna nel parco desertico di Joshua Tree. Ma di questo ne riparleremo!


1 commenti:

  1. bello bello bello, è tanta roba questo post, anche se far sentire i Mondo generator sarebbe goloso, a mio gusto personale i migliori dopo i QotSA.

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