In un passato non troppo lontano da noi, negli anni '90 ci fu un tuffo nei mitici seventies grazie ad un filone rock forse un po’ troppo oscurato dal grunge: lo stoner rock, a metà strada fra doom, psichedelia e cosmic rock.
Tale etichetta è un po’ fuorviante, e per due motivi. Il primo è dovuto al fatto che ben prima che la stampa (ammalata delle categorie) affibbiasse tale terminologia, molti gruppi della scena avevano già dato prova di se: Kyuss e Monster Magnet ne sono una prova. Il secondo è che, un po’ come per il reggae (che però ci mette del suo) si fa facile associazione tra musica e droghe (stoned sta per sballato). E ce lo dicono anche i Fu Manchu, altra colonna portante del filone:
I Cathedral, invece, provenienti dall’antica terra d’Albione (Inghilterra) hanno dovuto maturare un percorso artistico che doveva assimilare la lezione del doom metal più lento, oscuro e sulfureo (Candlemass, Pentagram e Black Sabbath più infernali) prima ancora che quella dei nostri stoner rockers americani (fatta a colpi di Blue Cheer, Mc5, Stooges e i Black Sabbath più sballoni). Proviamo un po’ la differenza tra il loro debut “Forest of equilibrium” e i lavori successivi.
Tuttavia è oltreoceano che vediamo gli sviluppi che danno un po’ più di concretezza all’abusato termine stoner. Ad iniziare da ciò che è venuto dopo l’esplosione della supernova Kyuss: gli Slo Burn e gli Unida (con alla voce John Garcia), i già citati Fu Manchu (con Brant Bjork alla batteria), i Queens of the Stone Age (con Josh Homme alla voce e alla chitarra e Nick Oliveri al basso), i Mondo Generator (con Bjork e Oliveri). Senza dimenticare le Desert Sessions, jam sessions molto calde e acide incise al Rancho de la Luna nel parco desertico di Joshua Tree. Ma di questo ne riparleremo!
“noi non cantiamo mai di spinelli e roba simile! L’errore più grave che possono fare i giornalisti è definirci hippy! Non vogliamo avere nulla a che fare con quell’accozzaglia di rincoglioniti nullafacenti”.Detto questo possiamo prendere il filone e provare a dividerlo in due parti (o cazzo, ci sto cascando anche io…). Kyuss e Monster Magnet, citati poche righe fa, provenienti dagli states, rappresentano certamente il versante più lisergico e “colorato”. I loro capolavori sono rispettivamente “Blues for the red sun” (nell’immagine l’interno del libretto del cd) e “Wecolme to Sky Valley” per i primi e “Superjudge” e “Dopes to infinity” per i secondi.
I Cathedral, invece, provenienti dall’antica terra d’Albione (Inghilterra) hanno dovuto maturare un percorso artistico che doveva assimilare la lezione del doom metal più lento, oscuro e sulfureo (Candlemass, Pentagram e Black Sabbath più infernali) prima ancora che quella dei nostri stoner rockers americani (fatta a colpi di Blue Cheer, Mc5, Stooges e i Black Sabbath più sballoni). Proviamo un po’ la differenza tra il loro debut “Forest of equilibrium” e i lavori successivi.
Tuttavia è oltreoceano che vediamo gli sviluppi che danno un po’ più di concretezza all’abusato termine stoner. Ad iniziare da ciò che è venuto dopo l’esplosione della supernova Kyuss: gli Slo Burn e gli Unida (con alla voce John Garcia), i già citati Fu Manchu (con Brant Bjork alla batteria), i Queens of the Stone Age (con Josh Homme alla voce e alla chitarra e Nick Oliveri al basso), i Mondo Generator (con Bjork e Oliveri). Senza dimenticare le Desert Sessions, jam sessions molto calde e acide incise al Rancho de la Luna nel parco desertico di Joshua Tree. Ma di questo ne riparleremo!

bello bello bello, è tanta roba questo post, anche se far sentire i Mondo generator sarebbe goloso, a mio gusto personale i migliori dopo i QotSA.
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